Hanno scritto - Monica Spada

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Enrico Lombardi "Affacciarsi" per Monica Spada                                            

Un fascio di volti esterrefatti, ritagliati come in un'icona di Bisanzio, teste profilate d'egizia memoria, guarda con occhi giganti dalla stessa parte. Finzione nella finzione, domanda nella domanda. Dove e cosa guarda quello stormo di teste? Guarda mentre è guardato guardare. Emblema dell'atto stesso del guardare, cortocircuitato nello sguardo dello spettatore, confessa teneramente la propria vocazione poetica, che, forse, è quella di tutti i pittori: affacciarsi. Affacciarsi sul mondo, anche se solo per brevi folgoranti attimi di veggenza; sporgersi in quell'altrove che siamo noi sempre nell'irruzione dell'abbandono. Perché il pittore autentico non resta mai impantanato nelle sabbie mobili del sé per confermarsi in una pietosa e patetica scena di falsi riconoscimenti, ma si fa da parte, con la dolcezza di un petalo che cade, perché ad ognuno sia dato il privilegio di potersi affacciare.


Francesco Giardinazzo -"L'oracolo delfico e l'angelo" 1999

In principio c'è l'isola su cui nacque il dio, terra in mezzo al mare. Narrano i poeti che Apollo fissò sulla terra, nella terra più lontana, tra gli Iperborei, la propria dimora: «al di là del mare intero, sino ai termini della terra e alle sorgenti della notte e ai dispiegamenti del cielo e all'antico giardino di Febo»1. Lasciò che a Delfi si rivolgessero i mortali per la soluzione delle “più grandi questioni” (Bacchilide 3, 61-62).
Apollo è signore di quell'oracolo la cui voce, secondo il detto di Eraclito, non nega e non afferma, ma «parla attraverso i segni» (semainei)2.
Il suo logos è simbolo del mondo. Dalle profondità della terra sgorga la voce del dio. Quella di Monica Spada è una pittura degli spazi iperborei che si fa fidente in questa ombra mitica. Nasce all'ombra del dio delfico, è presagio e lontananza.
La sua è una pittura ctonia. Come l'oracolo del dio, essa risale dalla terra, fra le rime rocciose e si fa senso. 


"Giancarlo Mandrioli -dal catalogo della mostra "LABIRINTO, mito, edificio, danza"

..E continueremo a stupirci, quando, liberi da uno sguardo inquietante, ci troveremo proiettati in una realta' ambientale in cui l'interno e l'esterno si penetrano e si confondono ancora in una di-mensione irreale: siamo “Nel sogno dello spazio” di Monica Spada, uno spazio metafisico che impone una scelta di direzione di movimento, ma pure una scelta di prospettive.Occorre decidere tra un interno e un esterno, assillati dall'eterna incertezza dovuta al non sapere esattamente se l'esterno esista o non sia piuttosto un'illusione creata ad arte in uno spazio completamente chiuso. In un perfetto sistema di linee,colori, chiaroscuri scorgiamo in profondita' molteplici possibilitàdi camminamenti, accessi potenzialmente percorribili, nicchie in cui appostarsi, angoli nei quali nascondersi o dai quali attendersi sorprese. Forse, mutuando un mitico racconto di Borges, basterebbe una sola parola per identificare tutto quanto è possibile vedere in quest'opera:” Aleph... sì il luogo dove si trovano, senza confondersi,tutti i luoghi della terra, visti da tutti gli angoli”. In questo spazio ogni luogo è infiniti luoghi, ogni scala è un'eterna salita e un'eterna discesa, ogni stanza è infinite stanze e il mare è un inconsolabile desiderio di mare.Solo il pensiero o il sogno possono abitare simili stanze, muoversi verso una luce che appare ad un tempo vicina e irraggiungibile. Ogni punto è centro e periferia e tutto pare obbedire a leggi arcane, ad una magica architettura troppo perfetta per essere umana e reale. Uscire da questo labirinto dello spazio non è possibile se si insiste a vivere in un mondo onirico; solo il risveglio può liberare la mente dall'incantesimo, riconsegnare allo spazio le sembianze del reale e renderlo accessibile e facile da abbandonare.

Giancarlo Mandrioli

Marisa Zattini -"Luoghi Segreti"- per Monica Spada- 2010

Riannodare parole alle cose, immagini ai sogni, colori alle emozioni in una rarefazione del silenzio. Luoghi privilegiati perché inventati e inesistenti se non oltre la soglia del reale per una ferrea logica di quel senso ultimo e primo delle cose.
Un divenire necessario ed essenziale nella pittura di Monica Spada. Assegnazioni di pause, di soste, di stati di quiete platonicamente ostensivi. La “miseria” della grandezza - o della piccolezza dell'essere -. Luoghi sensibili e segreti sussurrati nel flusso di un racconto immaginario che, rigorosamente fedele a se stesso, si è ritagliato e svolto in nette, pure, autentiche dimensioni cicliche, svolto nell'arco di questi ultimi vent'anni.
Monica Spada ha fissato i limiti dei suoi spazi architettonici e li ha restituiti all'equivalenza dei valori sensibili di uno sguardo poetico sul senso di un tempo dell'anima.


Enrico Lombardi “La Terza Natura” 1999 ( alcune riflessioni sulla pittura di Monica Spada )

Da sempre abita l'immaginario umano il sogno di un tempo dell'aperto, in cui ogni gesto è puro e fondativo e la relazione dell'uomo col mondo non ancora gerarchicamente svelata e discorsivamente ordinata. L' uomo e l'animale, con lo sguardo fisso l'uno nell'altro, pur sentendo già l'abisso di differenza che li separa, possono stare nella prossimità di una comunità col mondo.La loro alterità radicale non èull  ancora concettualmente determinata. Nel loro sguardo qualcosa di analogo: forse lo stupore di condividere uno spazio comune, forse il dolore del presagire la stessa fine, forse una grazia reciproca!


Rocco Ronchi -"Prima della forma" 2001

S'immagini qualcosa di ancora più radicale di un'atrofia della memoria. Alla figura dello smemorato, che si aggira in un mondo che non riconosce più, si sostituisca quella, ancora più perturbante, di un'intera umanità che abbia dimenticato perfino la forma del proprio essere.L'amnesico, infatti, non riconosce più il "suo" mondo. Vede, ad esempio, una casa, un volto, un animale, e non è in grado di ritrovarvi le tracce della sua antica familiarità con esse. Quelle cose restano lì davanti a lui mute di significato. Egli è tuttavia capace di riconoscerle astrattamente come "una casa", "un volto umano", "un essere animato"... Sa insomma che cosa sono volti, case e animali.




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